Alchimisti di oggi, il libro di Giuseppina Radice

Alchimisti di oggi, il libro di Giuseppina Radice

Alchimisti di oggi, il libro di Giuseppina Radice

E’ un grandissimo pregio per noi, presentare, per concessione dell’autrice stessa, il libro di Giuseppina Radice che, siciliana e laureata in Lettere Moderne, ama l’ascolto e considera l’insegnamento una responsabilità morale. Già titolare della Cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Catania ha curato molti eventi artistici ed ha pubblicato numerosi saggi critici in cataloghi e Riviste.

Il suo saggio Il Futurismo e il Padre è stato pubblicato nel giugno del 2009 su <Rivista di Studi Italiani> Anno XXVII, n° 1: Futurismo Come Attualità e Divenire, a cura di Ignazio Apolloni.

Ha pubblicato con Prova d’Autore nel 2011 i due saggi La Storia dell’arte e il tiro con l’arco ed Erranti ai tempi dell’usabilità.

Tecnicamente accademica si dichiara antiaccademica per scelta.

Tiene regolarmente “Corsi di alfabetizzazione all’Arte contemporanea” perché convinta che attraverso l’arte si possa insegnare la vita. Nella sua attività di storico e di critico applica il metodo “San Tommaso”. Ha compreso che lo studio dell’arte è in fondo una conquista di libertà nel confronto continuo con la diversità .

Dice l’autrice: “Alchimisti di oggi per un futuro fatto a mano”è un abecedarte scritto “…un po’ per celia un po’ per non morir” che ho voluto dedicare a chi ha fede nella speranza quasi a voler creare una rete di nuova fiducia nel lavoro, nell’onestà, nella cultura. Io penso che le menti creative non possano né debbano lasciarsi sedurre da uno sterile e frustrante disfattismo etico e culturale.

Dalla A alla Zeta ho individuato 128 parole chiave sulle quali ragionare per capire, verificare e raccontare i miei pensieri, il senso della vita, il senso che ho cercato di dare alla mia vita; per comunicare il mio ottimismo ad oltranza che contrappongo all’indiscriminato quanto generico senso di malessere nei confronti della nostra epoca. Sono convinta e affascinata all’idea che dall’estetica possa scaturire la bellezza delle relazioni che si può ottenere rispettando la libertà dell’altro ma mostrando la propria libertà.

Non è facile ma è da qui che si deve ripartire.

Questa, una delle 128 voci del libro:

  1. B come Basta guardare per comprendere?

Non è facile il discorso sull’arte. Non può e non deve esserlo.

Domanda inutile perché l’arte si dovrebbe comprendere?

Risposta banale: perché l’artista trasmette il messaggio!

Come dire: questione di sms: prima affreschi, tele e sculture, oggi telefonini.

Ha peraltro ancora corso una tenace idea reverenziale nei confronti dell’arte classica che provoca una serie di logiche ma errate deduzioni:

  1. Loro sì che sapevano dipingere!
  2. Quella sì che era vera arte!
  3. La vera arte parla a tutti!

Logica deduzione: un’arte che non parla non è arte.

Non è facile smontare questa posizione.

La radio, che per definizione è la forma di comunicazione più democratica (parla proprio a tutti!), se non fosse acquistata, collegata a un cavo elettrico, accesa e sintonizzata, resterebbe muta.

Logica deduzione: se non parla a tutti, non è radio.

Si potrebbe ipotizzare una sorta di democratizzazione dell’arte: arte per tutti. Interessante e politically correct ma concettualmente poco produttiva.

Ho immaginato un dialogo tra un signore che sa (*) e un signore che guarda (°). Si incontrano ad una mostra nella quale 16 artisti sono stati invitati a trasformare 16 sedie di legno in opere d’arte:

  • Anche lei qui? Che piacere vederla. Prego, si accomodi …

*     Grazie. Mah ?!?!?!

  • La vedo perplesso. È una mostra di arte contemporanea.

*     Ma cosa dice! Vuol prendermi in giro. Sedie? Arte? Mi consenta: né sedie né arte! Dove andremo a   finire. Questa è Arte? Ma lei ha sentito parlare della sacralità dell’Arte? Lo so, lo so io cosa sia l’Arte, (e aggiunge, con un tremito nella voce) la vera Arte.

  • Beato lei. Un po’ la invidio. Io ancora non ho capito bene; eppure, sa, ho studiato tanto,

almeno quanto lei. Forse non ho studiato l’Arte ma gli artisti e già quelli mi danno molto da

pensare.

*   Sofisti! Ecco cosa siete. Quando non avete argomenti per difendere ciò che non si

può difendere siete capaci di arrampicarvi sugli specchi. ( Tra sé e sé: non ci crederò mai e

certo non mi farò convincere ora. L’Arte, la (tremito) veeera Arte parla a tutti; parla un

linguaggio universale; se non è compresa da tutti non è Arte. E su questo non ho alcun dubbio.

Le sedie … Dove andremo a finire!)

  • Forse ho capito: parliamo di due cose diverse: lei parla di Arte io parlo di arte. Sa che

proprio un secolo fa qualcuno si è dichiarato contro l’Arte con la A maiuscola quella che  

     inclinava a prendere sulla scala dei valori una posizione privilegiata o tirannica che la portava

     a rompere tutti i legami con le contingenze umane?

*   Per favore, si spieghi meglio.

  • Lei pensa all’artista / mito io penso all’artista /uomo

*   Ma che c’entra: Michelangelo è un mito, per tutti. Senza discussione.

  • Ecco dov’è il problema: la discussione. Michelangelo non è senza discussione, anzi è

molto discutibile: su di lui, sulla ricchezza del suo pensiero piuttosto che sulla sua grandezza si

discute e si continuerà a discutere.

*   Ho ragione, quindi quando sostengo che non c’è confronto con gli artisti di oggi. E quelle mani; e quelle espressioni dei volti: ineffabili, proprio ineffabili! Provi lei a copiare Michelangelo. Le opere di oggi! le saprei fare anch’io, e senza alcuna fatica!!! ( Dove andremo a finire?!?)

  • Non voglio contraddirla né convincerla ma senta cosa ho letto: un grande artista sostiene che non ci si dovrebbe accostare all’opera chiedendo che cosa l’artista non ha fatto, oppure: in che cosa l’artista si permette di trascurare i miei desideri? Davanti ad un’opera ci si dovrebbe invece chiedere: che cosa ha fatto l’artista? A quale suo desiderio interiore ha dato espressione? E non lo dico io. A Kandinsky vorrà credere? Anche lui è ormai un mito!

*   Di certo non avrà fatto sedie!!!

  • Eppure; se solo guardasse così, semplicemente! Pensi alle sedie come alle tele e guardi. È vero: non ci sono altezze irraggiungibili, non ci sono certezze né messaggi universali (e chi ne ha, d’altronde?); ma si vedono pensieri colorati, sapienti, lievi o giocosi, ma sempre impegnativi; si vedono ricordi, momenti di vita vissuta, respiri antichi, speranze per il futuro, luce, fantasia e segni; si vedono forme complesse o semplici, forme che si dichiarano o forme che dicono altro evocando un passato o un futuro incerto. Una magia. Ecco l’arte di cui volevo parlarle. Produzione di artisti-uomini che investono tutta la loro energia creativa per concretizzare il loro pensiero in forme vitali e pulsanti fatte con i pensieri di oggi attraverso i quali entrano in relazione con loro stessi e con tutti noi che li guardiamo.

Mi dia retta: si lasci andare, colori anche lei i suoi pensieri e sui pensieri degli altri …

prego, si accomodi ….

*   Sigh!

 

(Da Giuseppina Radice, “Alchimisti di oggi per un futuro fatto a mano” Fausto Lupetti editore, 2016, pag. 58 e segg.)

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