Il Percorso Artistico di Nunzio Sciavarrello

N. Sciavarrello – Clown e Cavallo

Il percorso artistico di Nunzio Sciavarrello è vasto e complesso, esso copre un arco temporale di oltre sessant’anni ed è caratterizzato da una lunga serie di avvenimenti che spesso vedono l’Artista al centro di quel dibattito culturale che ha orientato l’arte italiana nel Novecento verso il rinnovamento espressivo e ha dato all’Isola quell’impulso culturale necessario ad uscire dal provincialismo per immettersi nel flusso dinamico delle arti visive dell’età moderna e contemporanea. Spinto alla pittura da una forte vocazione interiore, è nella capitale, a contatto con gli artisti della Scuola romana, che manifesta le sue prime scelte formali e struttura il suo linguaggio cromatico – segnico.

Sempre a Roma compie anche le scelte tematiche della sua lunga carriera, riservando un’attenzione particolare agli aspetti sociali e alle vicende dell’umanità nuova. Nei primi anni della sua attività, lontano dalla Sicilia, trova nella pittura di Mafai, Pirandello, Trombadori, Bartolini, la linfa espressiva che animerà la sua ricerca. I colori caldi e terrosi delle opere di Scipione, il crucciato realismo delle incisioni di Bartolini, la pastosità cromatica che dà corpo alle figure di Mafai, la solarità che accende i paesaggi del conterraneo Francesco Trombadori, fanno scaturire nel giovane Sciavarrello il forte bisogno di mettere in equilibrio e di aggregare in una rigorosa sintesi gli elementi della visione: la luce, il tono, la materia, il gesto, l’espressione. Ciò con il fine ultimo di creare quell’armonia della forma che dà carattere a tutta la sua opera pittorica e grafica.

L’apprendistato compiuto nella scuola di Mino Maccari, attraverso l’incisione, gli rivelerà quel segreto della sintesi a lungo cercato. Sono gli anni in cui l’immediatezza espressiva, ottenuta attraverso il binomio luce – colore, va completando il suo stile. Il segno graffiante che racchiude in un’unica struttura innervata sia la parola che lo spazio, sia il tempo che il moto, fanno sentire l’Artista finalmente padrone non solo del fuoco che gli arde nel petto, ma di tutta la capacità tecnica ed espressiva necessaria a manifestare con immediatezza ed originalità il proprio pensiero.

E’ questo il periodo delle incisioni dedicate alla libertà e alla condizione umana sono gli anni in cui i colori chiari, fatti di una materia imprendibile, danno corpo ai paesaggi marini, alle ariose prospettive collinari. Il segno deciso e il colore evanescente, la pietà umana e gli spazi inafferrabili il mare dei Greci e le colline articolate del territorio siciliano già dalla fine degli anni Trenta costituiscono i termini basilari del linguaggio artistico di Sciavarrello. Qui in Sicilia, dopo la triste esperienza della guerra, altre “parole” si aggiungeranno al suo frasario pittorico e tutte avranno la funzione di contribuire a spingere verso il nuovo un itinerario che ora ci appare completo in tutto il suo spessore storico.

L’artista guarda all’Europa e ascolta le nuove correnti di pensiero con la disponibilità e l’umiltà di chi vuole arricchire di nuove tensioni, di nuove prospettive la propria azione creativa. Dalla fine degli anni Quaranta, dopo essere ritornato in Sicilia, il percorso artistico di Nunzio Sciavarrello, è composto da occasioni espositive che si susseguono con un ritmo incalzante, e la partecipazione alla Biennale di Venezia (XXV e XXVI edizione) e alla Quadriennale romana (VI, VII e IX rassegna) segnano la sua definitiva collocazione nel panorama dell’arte Italiana del Novecento.

La natura, con tutte le sue componenti cromatiche e strutturali sarà il luogo privilegiato della sua indagine; in essa l’uomo, genius loci, diventerà l’obiettivo principale della ricerca formale ed espressiva. Partendo dall’uomo (“Donna allo specchio”, “Donna sdraiata “, “Il prestigiatore”, il concertista , Clown e carrozzone”, ), Sciavarrello procederà allargando il quadro iconico, ampliando la visione verso l‘ambiente storico.

E’ così che all’antico ricordo del mare si aggiungono poi i balconi fioriti estrapolati dalla linea continua della citta settecentesca, dall’architettura prorompente del Vaccarini. Il centro da cui parte ogni riflessione è Catania, che deve essere considerata come il luogo ideale, la sua Itaca, per la teorizzazione del pensiero e la sperimentazione operativa. Seguono i dipinti delle colombe e quindi le visioni etnee, le terrazze e poi ancora il mare, il cielo, la riva, l’Etna e i paesaggi iblei. I colori sono quelli di sempre, o meglio sono quelli messi a punto negli anni in cui vicino ai maestri della Scuola romana, forgia il suo stile.

L’azzurro chiarissimo delle profondità spazialità è accanto al bianco candido illuminato da una luce interiore; il rosa dei colli lontani si confronta col giallo solare dei campi in prospettiva; i verdi dipinti in tutte le loro varietà tonali creano mosaici di trasparenze leggere che ricordano i segni sottili e i colori acquosi delle vetrate medievali e delle sinopie trecentesche.

Toni freddi, leggeri e aerei, toni caldi, vaporosi ed evanescenti, si incontrano lungo la linea d’orizzonte per raccontare l’infinito, per contemplare la bellezza della creazione, per costruire le profondità dell’universo. Sciavarrello dipinge con la sensibilità e con l’incanto dell’età giovanile e la sua pittura appare come il prodigio di un poeta senza tempo. Ciò è ampiamente dimostrato dalle opere degli ultimi venti anni di attività. Le marine e gli ambienti collinari più recenti hanno la stessa armonia cromatica, lo stesso equilibrio strutturale delle opere degli anni Trenta. Parimenti dicasi per i quadri con figure, per le composizioni con i gerani sanguigni, per le terrazze di ispirazione etnea, per i motivi barocchi sinuosi e avvolgenti, per i paesaggi urbani osservati e dipinti come nidi dell’intimità.

Quello che ora si aggiunge al ritmo cromatico – segnico di allora è il calore degli anni vissuti, è la gioia di una vita assorbita intensamente, è il candore di uno spirito sempre libero, perennemente indagatore, è l’entusiasmo di un uomo che ha creduto e crede nel messaggio d’amore, di pace, di solidarietà racchiuso dalla creazione artistica.

ln certe visioni marine, volutamente attraversate dal passaggio umano che conferisce dinamismo e identità (un paletto dall’ombra lunga, un elicottero in volo, .. ), l’artista sembra indagare oltre ogni confine e tra i toni leggeri di terra, acqua e cielo, che si intrecciano in armonie cromatiche imprendibili e in rigorosi equilibri formali, offre la visione interiore della sua Sicilia, un’isola di luce proposta come modello di armonia formale. Armonia e bellezza di cui il tempo presente ha bisogno per cancellare la morte dei contrasti e seminare la vita della solidarietà, della tolleranza, della pacifica convivenza pur nella diversità delle opinioni.

                                                                                                                                                                                                                Paolo Giansiracusa

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