Mag 15 2018

Le Incisioni di Nunzio Sciavarrello

Quando apparvero nei primi anni del dopoguerra, le incisioni di Sciavarrello – tanto perentorie nel chiarire la tensione della ricerca in lastre non di rado di minuscole dimensioni – denunciavano una collocazione culturale del tutto in asse con la formazione aperta goduta nell’ambiente romano, e non risultavano condizionate dai vivi contatti con artisti quali Maccari e Bartolini.

Nei primi anni giovanili, un esperto decoratore toscano lo aveva attratto con l’autorevolezza del suo mestiere e aveva contribuito a fargli riconoscere nella pittura il canale giusto per il lavoro futuro. Da allora l’avvicinamento ai mezzi espressivi più congeniali segue un percorso lineare: dal severo impegno nelle ampie composizioni murali a quello, non minore, del periodo romano con gli esaltanti approfondimenti della tecnica incisoria che richiede sicurezza di segno ed esclude i pentimenti.

N. Sciavarrello – Natura Morta

Da queste esperienze, che comprendono il costante e segreto lavoro al cavalletto, derivano a Sciavarrello le raffinate qualità pittoriche delle sue incisioni e la conclamata sicurezza con cui ogni tratto e ogni macchia d’acquatinta trovano la loro collocazione e gli esatti rapporti. Il segno, quasi sempre riduttivo al massimo, si svolge libero da qualsiasi soggezione alla realtà, con una autonomia ed una facilità di cadenze delle quali si sono in parte indicate le origini.

La tecnica accompagna felicemente ogni invenzione, mai dominante con interventi virtuosistici, ma essenziale e fedelmente parallela. Talvolta, ma accade di rado, può sembrare che questa condizione venga meno: è piuttosto per frenare il prevalere dei sentimenti. Di qui, la fase particolarmente efficace, realizzata con l’equilibrio sottile delle “macchie” nelle acquetinte. Sono da ricordare, prima di tante altre opere, le lastre, ancora solo in parte note, ispirate dagli avvenimenti della guerra e dalle offese alla libertà dell’uomo; e “Sosta in periferia” ( che fece meritare all’autore l’invito alla ventiseiesima Biennale di Venezia).

Gli aspetti della realtà ricorrenti sono quelli meditati in un ideale viaggio per la periferia dei centri urbani – compresa la raccolta di sei piccole incisioni dedicate al lavoro – puntando l’attenzione sull’uomo, e mirando a evocarne i sentimenti nel gesto, a stabilire situazione e spazio con un breve ritmo di tratti. L’asciuttezza del segno e del racconto possono far nascere l’equivoco che l’artista sia indifferente al soggetto e che se ne serva piegandolo a pretesto, per dare adito a raffinate e impalpabili immagini. A guardare bene, non è difficile avvertire dietro al raggiunto equilibrio, una partecipazione che però non mira a prevalere; anzi è da sorprendere talvolta appartata e quasi scontrosa, travestita d’ironia lievemente amara, mai mordente.

Nell’attività successiva, dal 1950 in poi – dalla “Maternità nel suburbio” alla “Deposizione” del 1959 – è un’ulteriore meditata decantazione, il cui corso appare un po’ allentato. La citata “Deposizione” è una delle opere di maggior impegno. Non racchiuso in una cifra iconografica, il dramma ci si presenta come sospeso, pateticamente, nello spazio immateriale che si accompagna alle figure: grazie al segno sottilissimo, affatto incorporeo, assoluto. Si comprende l’accostamento, già proposto dalla critica, con la purezza del segno della pittura vascolare classica.

Quando, con mezzi solo apparentemente diversi, le linee graffite dal bulino s’infittiscono sulla lastra, talvolta a pioggia, non è per stabilire distanze. Tendono a un particolare valore ritmico da assegnare al disegno, a una più colorita articolazione. “Incendio in città”, del 1953, è tra i risultati più coerenti.

Alcuni anni dopo Sciavarrello serrerà, come in fasci, quel tratteggio e ne ricaverà ampi ritmi, dinamiche linee sottilmente accordate con frasi qua e là accennate sulla larga superficie del foglio. Siamo nel 1962, e l’artista ha realizzato la serie “Visioni nuove” ispirata dall’autostrada del sole. Tema non occasionale, se si tengono presenti altre incisioni che limpidamente esemplificano l’ammirata e fiduciosa adesione ai nuovi paesaggi del mondo delle trivelle, dei ponti audaci e delle ciminiere.

N. Sciavarrello – Cavalli al Pascolo

Opere che tuttavia ci consegnerebbero un volto parziale e sminuito di Sciavarrello, che ormai sappiamo non poter essere costretto nei limiti di questi splendidi risultati. Infatti egli ha portato avanti la ricerca sino alla suggestiva lastra “Visioni di Venezia” .. Contemporanei, inoltre, alla serie dell’autostrada sono i vari pezzi, tra i quali “Natura morta con pesci”, in cui il dominio della vasta composizione non trova momenti di vuoto, per un più intimo e raccolto respiro.

La misura della padronanza nella graduazione dei mezzi e della capacità di sintesi lirica nella più recente attività di Sciavarrello è documentata da “Vaso con fiori”: esemplare lo schema compositivo, affidato all’incrociarsi delle diagonali formate dal ventaglio degli steli, dai due recipienti e dall’ombra. Un fraseggio musicale che trova origine nel flessuoso addensarsi dei tratti, con perizia posto al centro.

Conviene qui ribadire il ruolo che Sciavarrello assegna al gesto per esprimere, con delicata concretezza, situazioni interiori. Sorprendiamo di frequente la sua gioia pur trattenuta nel presentare le possibilità narrative di un gesto, da solo o riecheggiato da una figura all’altra, in spazi liberi e tersi. L’artista narra senza riferimenti realistici. Quanto vediamo pure nelle lastre dedicate ai “Paladini”, colti nell’aura di quella rapita ammirazione che ancora viene mantenuta intorno a loro, con tanta fantasiosa e umana partecipazione.

Non è certo casuale che proprio queste lastre abbiano indotto Sciavarrello a fare un più largo ricorso alle varie tirature a colori – così felici nel cogliere e nel comunicare la fissità dei gesti affascinanti e solenni – e a presentare al pubblico alcuni suoi dipinti. Sono facilmente avvertibili, nei toni smorzati e allusivi del tessuto grafico-pittorico di queste tele, i legami con l’opera incisoria· così ricca, come si è già accennato, di sottili qualità cromatiche.

Vito Librando

 

 

Print Friendly, PDF & Email